I problemi che Nanan presentava al momento dell'acquisto erano:
  • delaminazione di alcune aree della coperta;
  • distacco in due tratti di due lonheroni di irrigidimento dello scafo;
  • blistering, ossia bolle d'aria nel gelcoat;
  • venatura nello scafo in prossimità della scassa della deriva.
L'accordo raggiunto prevedeva la possibilità da parte mia di usufruire gratuitamente degli spazi e attrezzature del cantiere.

Delaminazione coperta

1-2 Aprile e 8-9 Aprile
E' così che i primi di aprile, non appena le temperature consentono di lavorare correttamente la resina inizo ad affrontare il problema della delaminazione. Parte della coperta del naus è infatti in sandwich, ossia costituita da due pelli di vetroresina incollate a un'anima di pvc: quando si verifica uno scollamento di una delle pelli (si parla di delaminazione) il sandwich perde le sue elevate caratteristiche meccaniche; uno dei possibili metodi per risolvere il problema consiste nell' iniettare resina sotto la pelle esterna in modo da incollarla al pvc.
Mi ritrovo quindi un sabato mattina armato di martello di gomma e matita a "battere" tutta la coperta in modo da individuare dal suono tutte le aree delaminate. Dopo questa prima fase, salgo sulla barca armato di trapano e inizio a bucare la copera: i primi buchi sono un'esperienza surreale, ma passati i primi dieci quindici fori i successivi cinquanta provocano molto meno stress. Dopo aver bucherellato ben bene la coperta, ho protetto da eventuali colature di resina le aree intorno ai buchi con american tape; a questo punto inizia la parte critica dell'operazione.
Armato di siringhe (le più grosse trovate, quelle che in farmacia chiamano schizzettoni) e di un secchiello di resina ho iniziato le i iniezioni: riempio la siringa, metto il beccucio nel foro della coperta e inizio ad iniettare in ogni buco. Con grande gioia ho sempre visto la resina uscire nei buchi vicino a quello in cui stavo iniettando, segno che la resina correva sotto la vetroresina a riempire tutti i vuoti, a quel punto con una pallina di carta premevo sul foro da quale la resina iniziava ad uscire e continuavo ad iniettare in modo da essere sicuro che la resina riempisse ogni spazio vuoto.
Il lavoro è stato effettuato in più riprese, in modo da evitare di camminare sulla coperta mentre la resina iniziava a catalizzare.
23-24 Aprile
Dopo due week end di iniezioni il lavoro è stato finito con la stuccatura dei buchi con stucco epossidico e con il ripristino dell'antiskid; oggi la coperta non cede e non scricchiola più, non suona più "sorda" battendola con il martello di gomma, certo che per valutare l'esito effettivo dei lavori sarà necessario verificarne la tenuta nel tempo.

Blistering

23-24-25 Aprile
Altro difetto della barca era il blistering, ossia la presenza di bolle d'aria tra il gelcoat e la vetroresina; questo difetto era diffuso in prossimità degli spigoli (in particolare nello specchio di poppa sia sopra che sotto la linea di galleggiamento e negli attacchi di lande e candelieri). In questo caso, oltre a stuccare i punti in cui il gelcoat si era già spaccato, ho "passato" tutti gli spigoli con un martello in modo da individuare altre bolle, rimuovere il gelcoat e riempire nuovamente con stucco. Dopo la stuccatura e la carteggiatura è stato ripristinato anche il colore originale ricorrendo alla vernice spray per esterni applicata in più mani(7-8) molto leggere (il codice ral del colore originale è stato individuato prima sovrapponendo a una foto dello scafo un "cartoncino" ricavato da un sito internet e successivamente testando il colore su un pezzo di nylon). Le stuccature sono state eseguite con stucco epossidico e con stucco poliestere caricato con fibre.
[continua - sono da eseguire ancora stuccature nell'opera viva che saranno eseguite con stucco caricato con fibre e lì bisognerà ripristinare il gelcoat]

Incollaggio Longheroni

29-30 aprile
I longheroni di irrigidimento dello scafo sono incollati a questi tramite il sika 292, durante il trasporto stradale si è verificato un distacco di questi per una lunghezza di circa due metri. Per ovviare al problema ho rimosso il vecchio sika con il cutter, dopo aver pulito le superfici da incollare su queste è stato applicato il primer.
Prima di procedere all'incollaggio i longheroni sono stati distanziati dallo scafo attraverso dei cunei di legno e dei cacciaviti, che sono stati rimossi dopo aver applicato il sika in modo da ottenere una certa pressione sul sika durante la catalisi.



Rinforzo zona cassa deriva.


1-7-8 maggio
Sulla cassa della deriva era presente una riparazione eseguita dai precedenti proprietari in un modo da loro stessi definito non professionale e quindi da rieseguire. Oltre a questo, attraverso conttatti via mail uno di loro mi aveva riferito che, a seguito di una perizia, aveva deciso di rinforzare la zona intorno alla cassa della deriva con una paio di strati di vetroresina anche se non si vedeva alcun problema nella vetroresina. Prima dell'acquisto avevo parlato con Bandel della questione e avevamo deciso che avremo rimosso il gelcoat all'interno dello scafo per cercare di vedere eventuali danni nella vetroresina e,visto che ormai il dubbio si era insinuato in me, in ogni caso avremo applicato un rinforzo. Dopo aver rimosso il gelcoat all'interno dello scafo, nelle vetroresina non si vedeva alcun segno, dall'esterno, invece, dopo aver alzato l'invaso con il crick della macchina, mi sono infilato sotto la barca, tolte alcune ragnatele è apparsa una crepa nel gelcoat di circa 10 cm.
Passato lo sconforto iniziale (grazie anche al supporto psicologico di Nic) ho iniziato a pensare a come affrontare il problema; rapida consultazione telefonica con Bandel e decidiamo di affrontare il problema prima dall'interno rimuovendo parte della vetroresina fino a portare alla luce la crepa e poi ripristinare l'integrità dello scafo e applicare un rinforzo sull'area intorno a prua e a poppa della cassa della deriva. Soltanto successivamente avremo affrontato il problema dall'esterno rimuovendo il gelcoat e gli strati più esterni di vetroresina più esterni per poi ripristinare entrambi. Armato di flessibile ho iniziato a "scavare" nella vetroresina, ma della crepa nessuna traccia, con la convinzione che che la crepa interessi solo gli strati più esterni dello scafo, sono stati ripristinati gli strati rimossi e successivamente è stato applicato il rinforzo. Il rinforzo è stato applicato a pruavia e poppavia della cassa di deriva in tre fasi, per ogni fase è stato posizionato uno strato di mat e uno di biassiale a 45°:
  • il primo strato abbraccia la cassa della deriva e il fondo dello scafo per circa 15 centimetri;
  • il secondo strato ricopre il primo e si protende sullo scafo per altri 5 centimetri;
  • in aggiunta a questi strati, a pruavia della deriva, sono state applicate altre due fasce di circa 7 cm di larghezza inclinate di 45° rispetto all'asse longitudinale dello scafo.
Per ogni strato sono state ripetute queste fasi:
  • realizzazione di seste di cartoncino per ogni pezza di fibra di vetro da tagliare;
  • taglio delle pezze all'interno del cantiere;
  • prova di messa in opera delle varie pezze;
  • disposizione delle vaie pezze in base all'ordine in cui dovevano essere poi posizionate al momento della laminazione;
  • preparazione della resina e laminazione.

20-21 maggio
Sabato mattina solleviamo la barca, con un paranco si alza la prua per l'attacco dello strallo e con un muletto si solleva da poppa, leviamo la chiglia e appoggiamo la barca sui cavalletti a poppa e la lasciamo appesa a prua, in modo da avere la barca sufficientemente alta per poterci lavorare sotto da sdraiati.
Col flessibile lavoro la zona intorno alla crepa e scopro che in realtà questa interessa solo il gelcoat e si è formata a causa di una bolla d'aria tra gelcoat e vetroresina. Dopo un consulto con il personale del cantiere riprendo in mano il flessibile e inizio a togliere il gelcoat intorno alla crepa in modo da applicare per sicurezza due pezze di vetroreisna.
La bolla viene riempita con stucco caricato con fibre e su questo verranno poi applicati due strati di fire di vetro.
Il lavoro viene rifinito il giorno successivo con carteggiatura e successiva applicazione del gelcoat. A questo punto il lavoro risulta finito, verrà semplicemente carteggiato al momento dell'applicazione dell'antivegetativa.
Anche all'interno dello scafo viene ripristinato il gelcoat nelle zone in cui era stato applicato il rinforzo,



Lavori Vari

27-28 maggio e 3-4 giugno
Ora che il grosso del lavoro è stato fatto iniziano i lavori che rientrano nell'ordinaria manutenzione della barca, forse sono quelli più semplici ma anche quelli che danno meno soddisfazione. Si inizia dall'antivegetativa: la barca è in secca da un paio di anni, per cui, avendo la vetroresina ben asciutta decido di asportare la vecchia antivegetativa per applicare un primer epossidico per prevenire il rischio di osmosi. Mi armo di maschera, occhiali, tuta antipolvere e di una carteggiatrice fornita dal cantiere (mi avevano avvertito che era un po' pesante perchè quella piccola era a riparare) e con tanta buona volontà riporto alla luce il vecchio primer epossidico; con uno straccio imbevuto di acetone rimuovo gli ulitmi residui, altra carteggiata veloce e l'opera viva è pronta a ricevere il nuovo primer. Dato il primer è la volta dell'antivegetativa al teflon. Nel frattempo in cantiere è arrivato anche il bulbo nuovo, anche lui verrà trattato con primer prima di applicare l'antivegtativa, sia per garantire una buona adesione di questa, sia per proteggere la parte in ghisa dalla ruggine. Nei tempi morti tra una mano di primer e l'altra ne ho aprofittato per fare alcune prove all'impiano elettrico collegando una batteria portatile alla presa accendisigari: log e eco funzionano correttamente (sull'invaso il naus ha raggiunto i nove nodi "manuali"!), ci sono problemi per alcuni contatti e rimane da montare la bussola e collegarla all'impianto.

10-11 giugno
La barca viene posata nuovamente sull'invaso, usando un paranco per sollevare la prua per l'attacco dello strallo e un transpallet + 2 mattoni e un asse di legno per sollevare la poppa.
Cambiando i punti di appoggio posso finire l'applicazione del primer e dell'antivegetativa. Nei tempi morti ne aprofitto per smontare il quadro elettrico in modo da portarlo a casa per poterci lavorare anche di sera in settimana: sono da sostituire le prese accendisigari perchè ossidate e ne aprofitto per sostituire anche i vari fili e capicorda che saranno protetti dall'ossidazione con il nastro isolante liquido.